Estratto dal libro: "Viaggio sentimentale nella vecchia Genova" di Piero Pastorino,
(De Ferrari Editore, 2007), brano già edito in "Periferie" n° 38, (Roma 2006)

 

       Lo apri, gli dai una rapida occhiata, lo richiudi, lo riapri, leggi qua e là, lo richiudi, lo riapri, non puoi più uscirne, c'è qualcosa di enigmatico in quel frasario, un mistero che si cela e si consuma dietro ogni parola e verbo ed espressione, è un mondo che si spalanca ampio e potente, anche se mondo di fatti e cose usuali, proposto con linguaggio complesso e aderente, stretto alle sue più specifiche istanze, grandioso testo poetico di rara e ineguagliabile corposa sostanza. Le Cantegoe (Cantilene) derivanti dai canti polceveraschi durante la questua per la novena dei Morti, sono l'ultima opera in versi di Alessandro Guasoni, che ha riportato nella lingua genovese tutti i suoi più pregiati umori, dai più asprigni ai più accattivanti, in una sequela di stupefacenti figurazioni: nuvie soturnie, nuvole cupe, dove e quando l'ho mai più sentito dire? Giri per la casa e ti affanni finché il libro, che avevi appena posato, non ti ritorna in mano. Tal quale un innamorato, tu lo cerchi perché avrà sempre qualcosa di nuovo da dirti, inesauribile fonte di momenti  scoperti, cercati e ritrovati.
      Direi, tuttavia, che con questa raccolta di estrema versatilità tematica e di compiutezza formale, il poeta abbia raggiunto un punto di non ritorno. "Tutta la raccolta - scrive Francesco Piga nell'introduzione - si svolge nella dualità buio-luce; alla pressante presenza della morte, con i silenzi e la notte, alle pinete che riposano nel buio, ai boschi neri, il poeta contrappone la vitalità delle parole, anche di quelle mai dette, immagini su cui sono impressi colori, luci, suoni, la nostra vita che ancora rimane." Potrà mai avverarsi una ritrovata armonia?
      Guasoni è nato a Voltri nel 1958, vive da sempre a Sestri Ponente, chiuso in una sua atemporalità, apparentemente estraneo alla vita che gli ruota intorno. Giovanissimo, si è cimentato nel verso e col verso ha compiuto un suo lungo, anche intricato itinerario sempre nel segno grafico della madre-lingua, quella originaria, quella della genovesità autentica, paradossalmente inattuale rispetto all'italiano delle convenzioni ipocrite e conformiste. "E' la lingua del passato ancestrale - spiega lo stesso poeta, chiarendo i suoi presupposti filosofici - di perdute generazioni, di un passato più sincero e leale, la lingua alternativa in cui trova espressione l'irrazionale e l'assurdo della vita. Il dialetto testimonia bene questa particolare condizione sospesa dell'uomo moderno, questa nostalgia dei radici e dei valori e dell'impossibilità di tornare ad essi."
       In altra silloge poetica A pòula e a lunn-a (la parola e la luna), Guasoni ha dato il compiuto senso di una visione retrospettiva che si evidenzia con la maschera: gli occhi della maschera vedono ciò che quelli reali mai vedranno. "E' la forma stessa - sottolinea in una sua analisi Edoardo Costadura dell'Università di Jena - di quanto la maschera, invece di rivelare, nasconde per sempre. Così anche le parole, che si portan dietro, mostrandola/nascondendola, la (loro) verità, come un corpo si porta dietro la (sua) ombra: come la luna." Neppure Guasoni, come si è accennato, disdegna gli arcaismi genovesi, ma li inserisce sapientemente in questa sua poesia ardua, dai complessi significati, "espressa in una lingua - osserva ancora Costadura - che egli stesso si è forgiato, scaltrita, colta, malleabile". Non ha avuto maestri il poeta di Sestri, si è servito di quelli che sentiva più vicini per affinità di stile e di accostamenti linguistici: Cavalli, Guidoni, Giannoni, e poi, per altre vie: Borges, Tolkien, Kavafis, Eliot, il filosofo Guénon, e i lirici liguri contemporanei, lo stesso Campana, e ancora Buzzati e Corazzini. Mi è caro in questa sede ricordare proprio Plinio Guidoni, un fedelissimo della lezione del Foglietta, pur inseguendo alimenti ispirativi di "regionalità europea". Guidoni, si è detto, e appunto Guasoni, il cui merito va pure ricercato nel definitivo affrancamento da certa svenevole lagnosità firpiana protrattasi fino ai suoi più tardi allievi - tal quale si disse dei manzoniani rispetto al Manzoni - dove l'ochin de mà, il gabbiano, trova sempre, quasi per indolenza mentale, puntuale riscontro.
        Ha più di vent'anni l'attività in versi e in prosa di Alessandro Guasoni: L'òrto da madonnà, (Nuova Editrice Genovese, 1981); L'atra Zena (introduzione di Fiorenzo Toso, Edizioni Monte Gazzo, 1992); A pòula e a lunn-a (Edizioni Le Mani, 1997); Carte da zeugo (2003). Questa ultima raccolta poetica e la stessa Cantegoe (2005) sono state pubblicate dall'editrice Prova d'Autore, Catania, in una collezione diretta da Elvio Guagnini, Stefano Lanuzza, Francesco Piga. Recente (2006) è "Barcoin". sette racconti in lengua ligure, edito da Le Mani, Recco, presentazione di Fiorenzo Toso. Suo è pure un testo teatrale del 1983: Nuvie reusa a-o tramonto. Nel 2000 e nel 2004 gli è stato conferito il "Premio Pontedassio" per la narrativa e saggistica in lingua ligure.